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Fase lunare
| Tartuficoltura o coltivazione del tartufo |
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Impiegato in cucina già dall'antichità, il tartufo continua a stupire anche nei tempi moderni per le sue qualità organolettiche, per i suoi sapori inconfondibili, i suoi profumi indecifrabili, bizzarri e stravolgenti per gli amatori e a volte definiti strani da chi non li apprezza. Non esiste al mondo area geografica abitata che non ne vanti la crescita spontanea di una o di decine di specie. Lo conoscevano i babilonesi, ai romani piacevano in modo particolare quelli provenienti dalla Tripolitania. Era conosciuto in estremo oriente da migliaia di anni e nell'America precolombiana, ma come quasi tutte le cose meravigliose che si trovano su questo pianeta, il nome da cui in seguito si sono formati i termini stranieri, glielo ha dato l'Italia anche se etimologicamente non ci sono prove certe sul termine originale. È proprio nella nostra bella Italia che si trova la più grande varietà di specie commestibili; tra specie, sottospecie, neri, bianchi, pregiati o meno, ogni stagione ha i suoi tartufi. Il clima temperato, il caldo dell'estate, il tipo di vegetazione, l'equilibrio dei minerali contenuti nel terreno, sono tutti fattori che hanno consentito al tartufo di sentirsi a casa propria, il resto lo hanno fatto animali come cinghiali, volpi, tassi, ricci, porci e infine anche i cani propagando le spore su tutto il territorio. Allo stato attuale non è possibile quantificare la produzione mondiale o nazionale, si possono azzardare delle stime, ma quello che è certo è che dall'Italia parte la maggior parte del tartufo destinato alle migliori tavole del mondo, in particolare i pregiati, sia bianchi che neri. Anche perché le specie pregiate si raccolgono solo in Italia e, in quantità modeste, in alcune regioni limitrofe come l'Istria e la Francia (nero). Nell'era della globalizzazione era inevitabile che si aprissero nuovi orizzonti e quindi nuovi mercati, ragion per cui la domanda è arrivata a superare abbondantemente l'offerta richiedendo una maggiore produzione. Ma come si poteva indurre una maggiore produzione da boschi spontanei? Impossibile! In molti casi i proprietari di terreni dove si raccoglievano tartufi nemmeno ne erano a conoscenza. Nel nostro Paese non vi era alcun bisogno di coltivare un prodotto che si trovava gratis e abbondante nei boschi. È negli anni ottanta e novanta del secolo scorso, più o meno, che in Italia si sono iniziate ad impiantare le prime tartufaie in quanto all'epoca la richiesta già dava segnali di allarme. È grazie a quei primi impianti, che a volte riuscivano e a volte un po' meno per mancanza di una base sperimentale solida, che hanno portato la tartuficoltura a una realtà imprenditoriale significativa permettendo nel corso degli anni non solo di raggiungere dei risultati economici concreti, ma anche di perfezionare le tecniche colturali dovute agli errori iniziali. Allo stato spontaneo un albero boschivo può produrre qualsiasi quantitativo che va da zero in su a seconda delle condizioni di salute della pianta, delle precipitazioni piovose etc. La media produttiva a pianta si aggira tra i 5 e i 9 etti e solo in casi eccezionali si possono trovare sia pezzature più grosse che quantitativi che superano il chilo o più. Le eccezioni non mancano; fa notizia quando viene trovato un tartufo da 1,2 o 1,34 kg acquistato da un cinese di Macao per 300 mila Euro. La coltivazione del tartufo è un'attività che può dare risultati molto interessanti se praticata con serietà, allo stesso tempo richiede una valutazione accurata, non solo dal punto di vista dell'investimento, ma soprattutto della fattibilità effettiva su un determinato terreno. Non possiamo fare delle valutazioni generiche che possono andar bene per tutti i tipi di terreni senza correre il rischio di commettere degli errori. Ogni terreno è un capitolo a sé. Solo un'analisi specifica può darci la giusta risposta. Quindi colui che vuole impegnare un terreno a tartufaia per un certo periodo deve sapere che le piante da tartufo non si acquistano dall'estero, non si acquistano per corrispondenza, non si vanno a prendere al vivaio senza se e senza ma, né tantomeno da un venditore che non fornisce un'adeguata assistenza tecnica almeno fino all'entrata in produzione dell'impianto. E ultimo non meno importante: le piante da tartufo non costano come i gerani. Coltivare il tartufo non è affatto difficile, bisogna solo sapere come fare per evitare gli errori. Se tutto è fatto con professionalità i risultati non si faranno attendere. Per eventuali dettagli non menzionati avvaletevi del forum di questo sito. |

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